La prima volta che conobbi Aldo risale al lontano 1976.
Il Gruppo Campobasso 3 era stato appena fondato, e i Capi di allora (Enzo Di Criscio, Franco Falcone, Nicola Fatica) , dopo avere avviato il Reparto, cercavano nuovi Capi che dessero una mano allo sviluppo del Gruppo.
Un pomeriggio, alla riunione di Riparto aveva partecipato anche un signore più adulto dei nostri capi, un uomo sulla quarantina con occhiali piuttosto spessi.
Costui aveva seguito la riunione in disparte, ma con atteggiamento molto attento e curioso. Avevamo intuito che avesse qualcosa a che fare con lo Scautismo, ma non avevamo indagato oltre.
Al termine della riunione, il capo Reparto Franco Falcone fece salire sulla sua vecchia Fiat 500 di colore giallo questo signore per riaccompagnarlo a casa, e lì scattò il consueto piano goliardico che animava in genere le nostre riunioni.
Una decina di esploratori attorniò la macchina e cominciò a spingere in senso opposto a quello di marcia, bloccandola sul posto, nonostante le accelerazioni sul pedale da parte del Capo Reparto.
La storia andò avanti per qualche minuto, tra le risate dei presenti e le minacce del C.R. fino a che l’ospite aprì il finestrino e cominciò ad urlare “Uagliù! Per piacere, me ne devo andare a casa, chè mi aspetta mia moglie…”!
La frase non sortì alcun effetto, e il balletto andò avanti ancora per qualche minuto, fino a quando Marcello, che era uno dei Csq, diede il via libera e la 500 partì sgommando.
La riunione successiva vide una lavata di testa da parte dello Staff nei confronti di tutto il Reparto, e in quella occasione conoscemmo in modo ufficiale Aldo, che ci venne presentato come un “ vecchio” scout.
Quando nel 1977 ci trasferimmo alla Parrocchia di S.Antonio di Padova, ormai Aldo era un Capo affermato del CB 3, noi eravamo cresciuti e ci accingevamo ad affrontare una nuova realtà parrocchiale.
Egli rappresentava un punto di riferimento per noi giovani, e fu così che ci venne in mente la curiosa idea di organizzare nel campetto retrostante la Parrocchia un torneo di pallavolo tra Gruppi scout, intitolandolo nientedimeno che…a lui!
“ 1° Torneo Aldo Ruggiero” scrivemmo sul foglio di presentazione, e quando lo venne a sapere ci disse con molto imbarazzo che ci ringraziava, ma che forse e era meglio evitare perché queste iniziative in genere si intitolano a persone defunte...
In effetti avevamo fatto una gaffe, ma in perfetta buona fede, perché per noi era un modo di dirgli grazie per il tempo che ci dedicava.
Aldo inaugurò, diciamo così, una nuova tipologia di Capo: non più il tuttofare animato da tanta buona volontà e spirito di avventura, ma il Capo riflessivo, dedito allo studio dei testi di B.-P. ed alla loro elaborazione metodologica.
La sua conoscenza degli scritti del fondatore era molto accurata, e la sua capacità di riportare ogni situazione di vita quotidiana agli esempi di B.P. era stupefacente.
La Buona Azione quotidiana, alla quale teneva molto, rappresentava per lui un imperativo morale.
La cura dell’uniforme, con il famoso cappellino stile ebraico ricamato dalla moglie Margherita con i colori del fazzolettone di gruppo, rappresentava un caposaldo dell’essere scout.
Lo straordinario interesse per la botanica, coltivata giorno per giorno osservando sinanche le piante e gli alberi che incontrava nel suo quotidiano tragitto da via Tiberio a via Principe di Piemonte, costituivano per noi uno stimolo continuo a migliorare anche il nostro patrimonio di conoscenze naturalistiche.
Ricordo che quando portò in sede una carta botanica della Villa De Capoa, con tutte le specie indicate, io corsi a fare una fotocopia per potermi sentire possessore di questo grande segreto.
Un’altra volta, invece, creò un proprio libricino contenete tutti i principali nodi scout, accompagnato da didascalie assai precise che, se non ricordo male, chiamò “Una sacca di nodi”.
La sua spiritualità era fatta di cose semplici, ma al tempo stesso era capace di approfondire i testi biblici interpretandoli con grande acutezza.
Il suo buonumore, che dispensava a piene mani con le consuete barzellette e storielle, lo rendeva ben accetto anche a chi lo incontrava per la prima volta.
La sua costanza negli impegni associativi e parrocchiali costituiva per noi un esempio quotidiano.
Raramente l’ho visto arrabbiato, e quando gli capitava diventava rosso fuoco, per poi riprendersi subito e cercare di riportare la pace e l’armonia.
Nella Comunità capi di allora creò una grande famiglia, in cui tutti si sentivano accolti, e dove cominciarono ad affluire anche nuovi Capi.
Nelle assemblee regionali godeva di grande stima e la sua opinione veniva sempre ascoltata con rispetto, oltre a guadagnarsi la fama di grande conoscitore dei regolamenti associativi, la cui interpretazione era spesso delegata alla sua acutezza.
Ricordo che una volta, dovendo organizzare un’uscita di Reparto, mi diede l’incarico di contattare una ditta di trasporti per il noleggio di un bus.
Il giorno della partenza, però, il bus senza alcuna spiegazione non si presentò, né l’autista risultò raggiungibile al telefono.
Io ero imbarazzatissimo, ma Aldo, senza perdersi d’animo, organizzò in pochi minuti l’uscita verso Monte Vairano, che raggiungemmo con le macchine dei genitori, togliendomi le castagne dal fuoco.
Col passare degli anni il suo impegno non venne meno, ma i ragazzi di un tempo erano cambiati ed il dialogo divenne più difficile.
E’ questa forse l’unica pecca del suo impegno: il non avere compreso il mutamento dei tempi, la necessità di porsi in modo diverso verso chi, avendolo conosciuto da Lupetto o da Esploratore, ormai Capo faticava a ritrovarsi nei suoi schemi metodologici.
La mia cronica difficoltà comunicativa mi impedì di spiegargli ciò che sentivo dentro, le cause profonde del malessere di un giovane che cominciava ad uscire dal guscio di un mondo scout forse troppo totalizzante, per guardarsi attorno.
Nel corso degli anni ho apprezzato da lontano il suo impegno nel traghettare il Gruppo in anni difficili, fino allo spostamento a Ferrazzano.
Nei primi giorni di novembre l’ho incontrato per l’ultima volta con Guglielmo a S.Maria di Guglieto, ma stava già male e non mi avvicinai alla macchina in cui sonnecchiava esausto per non disturbarlo.
Il sole che tramontava sulle cime del Matese sembrava volersi anch’esso congedare da un vecchio scout che aveva più volte calcato i suoi prati.
Quando ho appreso della scomparsa, ho sentito l’obbligo morale di scrivere qualcosa per ricordarlo, perchè vorrei ringraziarlo del tempo che ha dedicato ai giovani e per le cose che mi ha insegnato. Per la tenacia con cui ha vissuto il metodo scout e per la creatività nel fare le cose. Per la fede profonda che aveva e che sapeva diffondere intorno a sé.
Buona Strada, Penna Verde.
Luca
domenica 11 gennaio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento